Quadri

Raccontare l’acqua e i suoi flussi non è impresa da poco, specialmente per chi, come nel caso di Debora Piccinini, antepone la rappresentazione artistica alla parola come principale mezzo espressivo. E ciò nonostante lei è proprio riuscita nell’impresa.
Il suo lavoro non coincide con il mero ritratto di ciò che accade in una raffigurazione paesaggistica e nemmeno si limita alla sua riproduzione cartacea. La produzione artistica di Debora assume i connotati di una narrativa dell’ambiente acquatico laddove vengono raccontate, senza la mediazione della parola e del concetto, le storie dei giochi di luce delle piante che si specchiano sui corsi d’acqua, degli alberi e delle pietre, del libero passaggio delle nuvole al vento che giocano a comporre immagini e colorano il cielo.
L’intuizione artistica sta proprio in questo: Debora racconta, con una presenza discreta e mai invasiva, ciò che accade in un preciso momento a quella pietra o a quel rivolo d’acqua sommosso da una leggera brezza. Lo spazio ritratto di per sé a poca importanza; é possibile trovarsi dinanzi ad un paesaggio spiccatamente marittimo o sulle rive di un fiume. Ciò che che conta è il fatto per il quale l’Acqua è sempre l’indiscussa protagonista della narrazione. La presenza umana sfuma insieme al suo scorrere, con delicatezza e, potremmo aggiungere, sacrale rispetto. E tale condizione raffigura pienamente l’estrema sensibilità percettiva dell’artista che, sempre con discrezione, costituisce il fulcro di tale narrazione.
Debora Piccinini dunque non si limita a raffigurare ambienti acquatici; preferisce altresì imboccare una via ben più complessa e stimolante che consiste nel raccontare eventi percepiti dall’estro artistico (e in quanto tali irripetibili) nel paesaggio nel qui e nell’ora. Si potrebbe dire che, in un certo senso, l’opera di Debora Piccinini è in grado di bloccare il tempo nella sua prospettiva cronometrica facendo emergere quella cairologica tanto cara al pensiero degli antichi greci. Lo sforzo sta proprio lì, nel raccontare lo scorrere delle acque, delle schiume sprigionate incontrando ostacoli naturali e percorsi forzati. E tra questa centralità danzano attorno tutti gli enti che compongono un determinato paesaggio.
Lo sguardo sugli avvenimenti da raccontare (che non avviene soltanto attraverso la partecipazione visiva) è autenticamente quello artistico rintracciabile non soltanto relativamente alle indiscutibili abilità tecniche ma soprattutto alla qualità sensibili del paesaggio percepito che viene considerato. E tali qualità appartengono indubbiamente alle disposizioni sensibili proprie all’autrice.
Ogni disegno racconta qualcosa di nuovo e che consiste nel vissuto esperito in prima persona dall’artista che, attraverso, linee, colori e ombreggiature condivide assieme all’osservatore la sua intima esperienza con ciò che vede, che sente e che tocca. In questo senso è veramente capace di creare momenti irripetibili di una storia che si snoda sulla carta e che rimane sempre viva e autentica perché parla di qualcuno come noi che ha ancora il desiderio di non correre, preferendo fermarsi per accogliere ciò che immagini, suoni e suggestioni sono in grado di fornirci. E poiché ogni estetica non esclude affatto una connotazione spiccatamente etica, potremmo affermare che, per fortuna, esiste ancora chi preferisce restare in ascolto del mondo anziché affannarsi nel dominarlo e a sottometterlo ad ogni genere di egoismo.
Andrea Facciolongo